Queste foto sono state scattate in Argentina, Provincia del Chaco, circa Km 1200 a nord di Buenos Aires, più precisamente a Quitilipi un paese di circa 40.000 abitanti dove abbiamo realizzato una casa di accoglienza per i bambini maltrattati che vivono in uno stato di disagio sociale denominata “ Casita del sol naciente”.

Le storie dei bambini della Casita sono le più disparate, sulle quali un Marquez o una Allende potrebbero scrivere decine di libri, noi non siamo altrettanto bravi e quindi ci limitiamo a raccontarvele sinteticamente usando sempre nomi di fantasia.

Molte di queste storie sono frutto del disagio sociale che si vive in questa Provincia, ove le offerte lavorative sono poche e mal retribuite, l’educazione scolastica è insufficiente, la miseria e la denutrizione severa abbondano, creando molti casi di ritardi mentali.

Molto spesso il contesto familiare è tragico: le bambine/donne spesso rimangono incinta a 13/14 anni per “opera” del patrigno, fratellastro o qualche altro balordo del quartiere, probabilmente ubriaco, quindi senza mai aver giocato con le bambole passano direttamente ad occuparsi dei loro figli, senza l’aiuto di nessun familiare e tanto meno delle Istituzioni.

Troviamo donne di 20 anni con 4/5 figli fatti con uomini diversi che non posseggono assolutamente nulla e continuano ad essere vittime di violenze sessuali o talvolta sono accondiscendenti per recuperare “un bicchierino o una sigaretta”. In questo clima nascono e crescono dei bambini segnati nel DNA dalla denutrizione, perché nessuno si preoccuperà che …..il bambino deve mangiare.

Sempre più spesso il concetto di famiglia è ristretto a madre/figli, ove la madre fa quello che può, contadini, recupero dei cartoni, accattonaggio o talvolta la prostituta e purtroppo spesso coinvolgono anche i figli in certi “mestieri”.

Ovviamente le norme igieniche sono al minimo tollerato dall’essere umano.

In certi habitat il “non concetto della famiglia” è impressionante come il concetto di casa: una baracca nel campo priva di qualsiasi necessità come l’acqua, il bagno, la cucina.

Noi “fortunati della vita” abbiamo un concetto che quando mangiamo ci sediamo a tavola, in questi luoghi i tavoli non esistono come spesso non esistono le pentole per cucinare la più misera delle zuppe e torno al punto di partenza: la denutrizione.

I bambini frequentano la scuola perchè almeno si assicurano la colazione ed un pasto quotidiano, in quanto la cena non esiste! La domanda sorge spontanea: il sabato e la domenica e durante la pausa estiva, che la scuola è chiusa, cosa mangiano i bambini? Se l’accattonaggio è fruttuoso si riesce  a recuperare qualcosa da mangiare.

Per fortuna esiste la Casita del sol naciente.

Pensate che in un Paese come l’Argentina dove il miglior filetto costa € 5,00 al Kg, questi bambini non mangiano mai la carte se non a volte “frattaglie”, la loro dieta è costituita da polenta, riso e pasta, il pesce è inesistente. Ditemi voi come si può crescere e vivere in un “girone” di questo tipo.

Ci sono bambini che  frequentano la scuola Primaria che ripetono anche 4 anni la stessa classe.

Proviamo a pensare alla vergogna del bambino nei confronti dei suoi compagni di scuola che lo vedono all’entrata del supermercato che chiede l’elemosina

 

 

 

 

 

47….morto che parla!

La storia di “Miguel” che quando aveva 10 anni mentre tentava di rubare dei cavi dell’alta tensione per ricavarne del rame, tranciandolo con il machete viene colpito da una alta scarica di corrente elettrica che lo lascia stordito e privo di sensi. Viene accompagnato all’ospedale pediatrico di Resistencia  (capoluogo del Chaco, a circa Km 200 da Quitilipi) ove viene curato, ma insieme a Miguel in quel momento nell’ospedale c’è un altro bambino della sua stessa età che purtroppo muore. A questo punto nasce l’equivoco, viene registrato Miguel come “morto” invece dello sfortunato bambino. Naturalmente Miguel suo padre non l’ha mai conosciuto e la madre è ritardata mentale, questo triste quadro familiare fa si che Miguel da oltre 3 anni è “morto” e quindi non può frequentare la scuola ed è privo di documenti. A questo punto ci domandiamo: che futuro può avere Miguel? Per il momento la Casita lo accoglie, lo nutre e lo fa sentire vivo, speriamo presto di fargli avere anche i documenti da “vivo”.

 

 

VOGLIA DI VIVERE……

La storia di “Pedro” è decisamente singolare e dura da raccontare.

La mamma di Pedro, aveva 15 anni quando decise d’interrompere la sua gravidanza giunta al sesto mese, procurandosi un aborto spontaneo e privarsi del feto che viveva in lei, recandosi in una cloaca e partorire il piccolo Pedro direttamente nella fogna, tagliando lei stessa il cordone ombelicale. Nonostante l’inospitale accoglienza Pedro comincia a piangere e la madre sentendo quel lamento cerca di far terminare quel pianto colpendolo con pietre e bastoni.

Pedro smette di piangere ma solo momentaneamente, infatti dopo aver ripreso a piangere un passante si accorge di un lamento che potrebbe sembrare  anche di un gattino caduto inavvertitamente nella cloaca, quindi il passante chiama la polizia la quale a sua volta chiama i pompieri che una volta giunti sul posto “ripescano”nella cloaca il piccolo Pedro. Ora Pedro a 12 anni, ha un ritardo mentale e tutti i suoi compagni conoscono la sua storia.